luciano-uras

Signor Presidente,
come al solito non voteremo un provvedimento perché, se avessimo potuto farlo, avremmo espresso in modo articolato il nostro voto in ragione di ciascuno degli articoli che componevano il testo all’esame dell’Aula, soprattutto con riferimento agli emendamenti che ciascuno di noi aveva predisposto, che erano stati elaborati dai colleghi, su cui si è aperta una discussione in Commissione, ma che non ha potuto avere un riscontro in Assemblea. Pertanto, impediti come siamo a ragionare sul merito del singolo articolo che costituisce questo disegno di legge e sugli emendamenti che sarebbero stati esaminati e discussi, dobbiamo dire sì o no al Governo in ragione della stesura che è stata fatta di un maxiemendamento, cioè dare la fiducia o non darla. In questo caso per noi il problema è risolto: non daremo la fiducia.
Vorrei però motivare perché non daremo la fiducia, anche in ragione di questo contenuto, non perché all’interno di questo provvedimento non vi siano elementi che si possono anche condividere riguardo alla collocazione dei lavoratori pubblici piuttosto che ai problemi concernenti la ricostruzione, al risarcimento del danno a territori colpiti da calamità naturali. Noi non daremo la fiducia al Governo in merito al testo in esame perché questo è l’ennesimo provvedimento omnibus, che parte in un modo e arriva in un altro, nel quale il Governo infila ogni tipo di argomento, rendendo completamente incomprensibile ai più (sicuramente ai cittadini) la natura degli interventi in esso contenuti. Per leggerlo, infatti, anche i tecnici hanno difficoltà, figuriamoci l’uomo della strada, quello che ha un approccio difficile nei confronti delle norme. Nel decreto-legge in esame i riferimenti vanno da una parte all’altra e bisognerebbe andare in giro con manuali, codici, con le norme recentemente approvate, quelle che fanno riferimento a provvedimenti molto più antichi. Inoltre, io ormai ritengo che questa disomogeneità non venga più cercata, ma sia trovata dal Governo, perché insegue i problemi. Non ne fa una gestione puntuale, riflettuta, ma insegue i problemi.
Io suggerisco la lettura degli articoli dal 9 in poi, cio è quelli che riguardano il sistema sanitario nazionale.
Si tratta di una massa imponente di disposizioni che vanno dai trattamenti accessori del personale alla ricontrattazione dei contratti di fornitura, al funzionamento di alcune strutture. Insomma, c’è di tutto e di più e si interviene su questi argomenti, come su altri che riguardano gli enti locali senza essere più neppure fedeli al titolo di questo provvedimento che reca: «Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali».
Ne dico una: ma che cosa c’è di urgente nel disporre che i contratti di lavoro del personale dipendente del sistema sanitario nazionale debbano essere ridotti nella parte relativa alle voci accessorie? Che cosa c’è di così urgente da non poter aspettare la legge di stabilità o un altro provvedimento più puntualmente orientato verso questo segmento dell’amministrazione pubblica?
Lo stesso discorso vale anche per l’equilibrio finanziario di cui gode Campione d’Italia, un unico Comune al quale è attribuito un contributo di 8 milioni, vale a dire molto di più del risarcimento di 5 milioni che si pensa di dare con l’istituzione di una zona franca – che partirà solo nel 2016 – al Comune di Olbia, devastato dalla calamità naturale subita nel 2013 e per cui ancora si attende un intervento adeguato da parte dello Stato. Con quasi 700 milioni di danni è previsto un risarcimento di 5 milioni, per il quale si è combattuto con difficoltà in Commissione per richiamare l’attenzione del Governo e io penso anche della maggioranza, che aveva preso ben altri impegni in relazione a quella triste vicenda.
Non ne possiamo più di votare la fiducia a provvedimenti che rendono molto più complicata e difficile la gestione della pubblica amministrazione in questo Paese: altro che riordino, qui si organizza la confusione sistematica. Ormai i nostri sindaci, gli amministratori locali sono vessati da sotto e da sopra, dall’insoddisfazione dei cittadini dovuta all’impossibilità degli stessi amministratori di rispondere ai bisogni espressi dalle comunità locali, nonché dalla pressione esercitata nei loro confronti da una politica sempre più centralista, sempre più chiusa nelle sale del Governo nazionale e sempre meno attenta al rispetto dei valori costituzionali del pluralismo degli stessi poteri, di quelli periferici, locali e regionali, e di quelli dello Stato.
Stiamo riscrivendo la Costituzione attraverso la confusione normativa dei decreti-legge e dei voti di fiducia, ma non è più accettabile, perché in questo c’è un filo eversivo che mette a pesante rischio la stabilità democratica di questo Paese. Il cittadino è infatti sempre più colpito nel suo potere di decidere della rappresentanza e dello stesso funzionamento del sistema delle autonomie locali che, ai sensi dell’articolo 5 della Costituzione, sono parte significativa dell’esercizio della sovranità popolare.
La nostra contrarietà, Presidente, è data da queste ragioni soprattutto, da questa confusione, da questo filo così insopportabile che si sta dipanando nelle disposizioni che in modo molto disordinato continuano ad essere presentate all’Assemblea del Senato piuttosto che a quella della Camera, in tempi molto ristretti. Questo riguarda tutto: le funzioni di natura ambientale, il ruolo di Corpi di polizia che sono chiamati oggi, grazie all’approvazione del provvedimento sui reati ambientali, ad una responsabilità maggiore nei confronti del nostro Paese e dei valori del nostro Paese, quelli paesaggistici e ambientali.
Per questa ragione voteremo no alla fiducia al Governo e richiamiamo l’Assemblea del Senato, lei, Presidente, e soprattutto la maggioranza ed il Governo, ad un maggiore rispetto e ad una maggiore sensibilità costituzionale.

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